OCCHI DI DONNA (da un’idea di Roberto Benucci)
Mi sveglio. Apro gli occhi ed è ancora buio. Mi trovo sdraiato su di un letto. Allungo la mano e sento il freddo metallo delle sbarre della testata. Mi tiro su e intanto gli occhi si abituano all’oscurità. Sono in una specie di stanza di ospedale, attrezzata, ma quasi vuota. C’è solo il letto dove sono seduto e alcune apparecchiature spente. Ho addosso una tuta che non riconosco. La mia testa è vuota, non ricordo neanche il mio nome. Mi risuonano nella mente solo alcune parole “occhi di donna” e un dolore insistente alla base del cranio. Mi alzo, infilo delle calzature della mia misura che trovo ai piedi del letto e provo a uscire dalla stanza. Se qualcuno prova sse a fermarmi, almeno potr ei chiedergli qualche spiegazione, ma non c’è nessuno. Attraverso un lungo corridoio bianco e completamente privo di qualsiasi attività. Alla fine del corridoio c’è una porta, la apro, la oltrepasso e sono fuori. Il posto dove ero, è una costruzione anonima su di una collina. In basso vedo le lu...